Blog Archivi ~ Veronica Marchi
Un soffio

Un soffio

Si appoggia leggero senza peso, di scatto risale come un velo. Aspetta il momento più adatto, aspetta in silenzio. Lui parla un linguaggio molto chiaro, anche se agitato non perde il filo e dopo un bel pianto a dirotto asciuga il tuo volto. Ecco che le tende sbattono sui vetri, ecco che non abbiamo più segreti, lo senti il profumo del mare? Arriva fino a qui.
Finita la pioggia d’autunno, finito il banchetto del compleanno, finita la ressa d’estate viene sempre da dire qualcosa che lasci il segno, che butti le carte sul pavimento, qualcosa che muova…qualcosa…
Quand’è che il tempo ci ha rapiti? Com’è che hai i capelli tutti scombinati? Ti prego restiamo qui immobili..che un soffio prima o poi ci sposterà.

Dal diario di un viaggio (2015)

Dal diario di un viaggio (2015)

Ci sono tratti di strada dove permane solo l’odore intenso degli aghi di pino e dove l’aria è tagliata in blocchi freddi e caldi, come separata in rocce pesanti e definite, che ricordano due diverse realtà ma che all’ombra di percorsi così frastagliati e pericolosi appaiono come dolci carezze che solo altitudini e panorami simili possono regalare. Ne vale la pena, sempre. Mi ripeto che andare oltre ogni piccolo limite impostomi disseta la mia anima e la arricchisce. Sono attimi di esperienze che compongono la nostra mappa sensoriale e ci sopravvivono, come se la nostra storia fossero i nostri sguardi sul mondo. Da est ad ovest, da sud a nord, dal precipizio al fondale marino. E’ dall’immensità di questi spazi che ti osservo riposare. Il corpo non afferra niente, intento com è a raccogliere i giochi dell’inconscio. Ci penso io a catturare i tuoi sensi. Se affidassi al tempo o alla quantità di quest’ultimo speso insieme, per accertarmi o confermare un’unione…beh, credo avrei finito di sognare e l’orizzonte dal tornante del”unica strada percorribile in tutta l’isola diventerebbe Rimini Beach o il parcheggio della piadineria, o peggio ancora il nulla. Mi devo affidare al cuore, benché non sia niente di certo, di tangibile, di inquadrabile ma all’opposto si fragile, sensibile, lacrimoso e passionale. Ma tant’è, dalla cima dei monti di Karpathos non puoi aspettarti che un brivido continuo di inestimabile e rara bellezza.

Viaggio da ferma

Viaggio da ferma

Sento le scapole parlare una lingua trafitta di domande ed è difficile guardare così indietro, l’occhio potrebbe aiutare là dove le orecchie faticano a decifrare. Allora uso un nuovo senso, ascolto e ascolto ancora, fino ad imparare un nuovo linguaggio, fino a divorare l’attesa in un abbraccio. Mi rilasso e accolgo la sensazione. Il mio cuore non è abituato, è così vicino alle ali e così protetto dalla sobrietà. Spingo in avanti le braccia e un filo di vento si intreccia tra la pelle e il fiato.

Ascolto di nuovo.

Devo imparare a muovermi se voglio stare ferma.