Dal diario di un viaggio (2015) ~ Veronica Marchi
Dal diario di un viaggio (2015)

Ci sono tratti di strada dove permane solo l’odore intenso degli aghi di pino e dove l’aria è tagliata in blocchi freddi e caldi, come separata in rocce pesanti e definite, che ricordano due diverse realtà ma che all’ombra di percorsi così frastagliati e pericolosi appaiono come dolci carezze che solo altitudini e panorami simili possono regalare. Ne vale la pena, sempre. Mi ripeto che andare oltre ogni piccolo limite impostomi disseta la mia anima e la arricchisce. Sono attimi di esperienze che compongono la nostra mappa sensoriale e ci sopravvivono, come se la nostra storia fossero i nostri sguardi sul mondo. Da est ad ovest, da sud a nord, dal precipizio al fondale marino. E’ dall’immensità di questi spazi che ti osservo riposare. Il corpo non afferra niente, intento com è a raccogliere i giochi dell’inconscio. Ci penso io a catturare i tuoi sensi. Se affidassi al tempo o alla quantità di quest’ultimo speso insieme, per accertarmi o confermare un’unione…beh, credo avrei finito di sognare e l’orizzonte dal tornante del”unica strada percorribile in tutta l’isola diventerebbe Rimini Beach o il parcheggio della piadineria, o peggio ancora il nulla. Mi devo affidare al cuore, benché non sia niente di certo, di tangibile, di inquadrabile ma all’opposto si fragile, sensibile, lacrimoso e passionale. Ma tant’è, dalla cima dei monti di Karpathos non puoi aspettarti che un brivido continuo di inestimabile e rara bellezza.

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